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Adorate dai Greci e dai Romani, simbolo del Festino di Santa Rosalia a Palermo, le lumache sono una delizia anche per il palato dei più scettici.
Le chiocciole delle lumache ed in siciliano babbaluci, sono molto amate in Sicilia e soprattutto nel Palermitano in cui vengono largamente utilizzate durante il festino di Santa Rosalia. I babbaluci, sono un alimento molto diffuso, e vengono consumate durante l’estate e l’autunno. Hanno carni tenere, con pochi grassi e con un livello proteico affine a quello del pesce. A Palermo vengono associate al festino del 14 Luglio, e cioè alla festa di Santa Rosalia, santa patrona della città, che liberò gli abitanti dalla peste del 1624.
L’utilizzo delle lumache a tavola risale ad epoche remote e almeno sin dai tempi dei Sicani, da come è documentato dai ritrovamenti a Sambuca di Sicilia nella grotta di Isaredda. In generale venivano e vengono consumate in tutta Italia: i Greci e i Romani le adoravano e nel 49 a.C., come riporta Plinio il Giovane, Fulvio Lippino trasportava le lumache, provenienti dalla Sicilia, dalla Sardegna, dal Nord Africa, da Capri e dalla Spagna, a Roma tramite traghetti, per soddisfare la propria clientela. Sono tre i tipi di lumache terrestri consumate in Sicilia: i Babbaluci, Helix (Theba) pisana, che si caraterizzano per essere piccoli e bianchi; gli Attuppateddi, Helix naticoides, che hanno una membrana grossa e scura; infine i Castruni, Helix vermiculata, grossi e scuri. Molto consumate erano e sono anche due specie marine, e cioè la Natica millepunctata e la Natica castanea. La specie più diffusa è l’Helix (Theba) pisana, i cui appartenenti vengono chiamati Babbaluci, il cui nome deriva, presumibilmente dall’arabo "babush", che indicava le scarpe da donna con la punta ricurva verso l’alto. Alcuni studiosi indicano invece la provenienza dal greco arcaico “boubalàkion”, bufalo, a cui veniva paragonato il babbaluciu per via delle corna. Ziti a vasàri e babbalùci a sucàri nun pònnu mai saziàri Fidanzati da baciare e lumache da mangiare non possono mai saziare I babbaluci vengono raccolti da cardi spinosi nelle campagne siciliane per mano dei babbaluciari. È molto interessante vedere ancora a Palermo alcuni fruttivendoli, e soprattutto quelli dei grandi mercati, proporre e vendere questi molluschi già pronti da mangiare. In Sicilia è usanza mangiarli con le mani, ma la tecnica per tirarli fuori dal guscio è davvero particolare: alcuni utilizzano gli stuzzicadenti per infilzare e tirare fuori il mollusco, altri, i siciliani doc, procurano alla conchiglia, con un dente canino, un buco piccolo piccolo opposto all’apertura del nicchio testaceo, in modo da creare un canale d’aria che farà uscire il babbaluciu, nel momento della suzione. Per cucinare l’Helix (Theba) pisana bisogna prima prepararla lavandola ben bene: prendete un largo recipiente pieno d’acqua e strofinate, senza farle rompere, le lumachine, in modo da togliere tutti i residui del guscio e interni. Se è necessario, togliete con l’aiuto di uno stuzzicadenti, la piccola membrana (operculum) presente in prossimità dell’apertura. Cambiate l’acqua spessissimo e continuate fino a che risulta pulita e limpida. Dopo aver terminato questa prima parte del procedimento, prendete una pentola grande e distribuite del sale grosso sul bordo, in modo che i babbaluci non fuoriescano. Lasciate riposare al sole per circa due ore, in modo tale che escano fuori dal guscio, per via del calore. Appena pronte, cambiate un’ultima volta l’acqua, se necessario, e ponete sul fuoco lento per qualche minuto. Babbaluci del festino di Santa Rosalia Soffriggete una testa d’aglio tritata per ogni chilo di babbaluci. Aggiungete sale e pepe nero. Al soffritto aggiungete le lumache, dopo averle cucinate come scritto sopra, e abbondante prezzemolo. Lasciate insaporire qualche minuto prima di consumarle. Babbaluci a picchi pacchiu Soffriggete 5 spicchi di aglio e 1 cipolla tritati per 1 kg di babbaluci. Aggiungete 5 pomodori fatti a pezzi, pelati e senza semi, pepe, sale e peperoncino a piacimento. Fate stringere il sugo, aggiungete le lumachine pronte e il prezzemolo. Lasciate insaporire qualche minuto prima di consumarle. |