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La coltura dei tartufi in Sicilia |
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Coltivare i tartufi in Sicilia è possibile. È quanto si evince dopo il ritrovamento dei preziosi tuberi in diversi periodi dell’anno e per più anni consecutivi, confermando così le potenzialità tartufigene di alcuni boschi naturali dell’Isola.
Negli ultimi anni, grazie ad alcuni finanziamenti della Regione, del Mipaaf e del Cnr, e incentivati anche dalla crescente richiesta di mercato, sono stati avviati studi e progetti sui funghi ipogei e, in particolare, sui tartufi. Le ricerche condotte finora sul territorio regionale hanno avuto come obiettivo sia quello di individuare ecosistemi forestali vocati ai funghi ipogei, sia quello di valutare la loro caratterizzazione floristica e pedoclimatica; altri studi specifici sono stati inoltre orientati al fine di ottenere l’inquadramento sistematico dei carpofori rinvenuti e di approfondire la loro biologia. Tra le iniziative di ricerca va ricordato il progetto “Sviluppo della tartuficoltura in Sicilia”, avviato dall’assessorato regionale Risorse Agricole e Alimentari e inquadrato nell’ambito dei programmi interregionali finanziati dal Mipaaf con legge 499/99. Questo progetto punta a verificare la presenza nel territorio siciliano di nuove tartufaie naturali e di nuove specie di Tuber. Nello specifico sono state individuate circa 20 aree boschive d’interesse, ricadenti tra le province di Messina, Agrigento, Palermo, Trapani e Siracusa. Quest’ultima risulta essere, grazie alla sue peculiari caratteristiche territoriali e per il suo regime pluviometrico, la più ricca di boschi tartufigei. Le specie riscontrate appartengono al genere Tuber, e troviamo T. borchii, T. puberulum, T. oligospermum, T. aestivum e altre ancora, ma soltanto la specie T. aestivum è di significativo interesse economico. Intanto, nei prossimi mesi a Santo Stefano di Quisquinia (Ag) nascerà un campo sperimentale, dove verranno messe a dimora piante micorizzate che sono già state assegnate dal Cnr. |