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La coltivazione del mandorlo |
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Nell’ultimo ventennio la mandorlicoltura è complessivamente mutata sia per quanto riguarda il comparto produttivo che quello commerciale. Pur essendo molto diffuso nel bacino del Mediterraneo, il mandorlo ha avuto in questo ambiente periodi di stasi, se non di regressione, a causa dell’inadeguatezza degli impianti, spesso obsoleti e con tecniche di coltivazione tradizionali. Viceversa negli USA si è riscontrato un deciso sviluppo grazie alle nuove piantagioni specializzate eseguite con portinnesti capaci di adattarsi alle condizioni pedologiche e con buona affinità d’innesto. Moderni sistemi di raccolta meccanizzata sono colà utilizzati grazie a giusti sesti di impianto, impalcatura delle branche ad altezza adeguata per l’uso delle macchine scuotitrici e terreni ben livellati per la raccolta da terra mediante apposite macchine "pick up". Ciò ha permesso agli Stati Uniti di controllare oltre un terzo della produzione mandorlicola mondiale e oltre i due terzi dell’offerta mondiale imponendo un prodotto standardizzato, senza impurità, selezionato e ben confezionato che ha conquistato ampie fasce di mercato.
Le migliori condizioni pedoclimatiche per la coltivazione del mandorlo sono le aree temperate dove meno frequenti sono le brinate tardive e, volendo considerare solo piantagioni di ampie superfici, è indispensabile disporre di impianto irriguo e di terreni non troppo argillosi.
Nella nostra zona vi sono diverse varietà di mandorlo, ma la più comune è la PIZZUTA D’AVOLA quella a seme dolce e bene sviluppato, scarsa è la presenza della varietà a seme amaro e a frutto piccolo.
Il guscio è semi duro e a frutto bene sviluppato, generalmente contiene un seme.
100 chilogrammi di mandorle col guscio si riducono a circa kg 20 a 25 di mandorle sgusciate.
SCELTA DEL PORTINNESTO
Quelli disponibili sono pochi e non sempre i più razionali per adattabilità, affinità e resistenza alle avversità.
Franco: ottenuto da semi di mandorle dolci o amare, non è indicato per la coltura irrigua o per terreni soggetti ad asfissia; si comporta bene nei suoli poveri e siccitosi anche con tenore di calcare attivo superiore al 12%. Sensibile a tutte le fisiopatie radicali, presenta ottima affinità e induce vigore medio, buona produttività con frutti di qualità elevata.
GF 677: propagato in vitro è al momento il solo portinnesto utilizzabile per impianti industriali stante l’adattabilità ai vari tipi di suolo, tranne quelli molto argillosi, sia in coltura irrigua che asciutta; presenta ottima affinità, buon ancoraggio, resistenza al calcare attivo fino al 12%, all’asfissia radicale ed alla siccità. Induce forte vigore, rapida entrata in produzione ed elevata produttività.
PS A6: è al momento il solo pesco meritevole di essere provato quale portinnesto del mandorlo nelle piantagioni estese per il più ridotto vigore che induce rispetto al GF 677; in confronto a questo è però meno resistente alla siccità e al calcare; è sensibile all’"Agrobacterium" e, al pari del GF 677, ai nematodi galligeni; induce una più precoce fioritura e maturazione anticipata rispetto al GF 677.
SISTEMI DI ALLEVAMENTO
Sostanzialmente, per i nuovi impianti, si deve adottare soltanto la forma a vaso a 4 - 5 branche o comunque una forma in volume con l’impalcatura ad una altezza minima di 70 cm da terra per permettere la raccolta meccanica.
Normalmente l’impianto viene fatto con astoni; questi vanno spuntati prima del germogliamento a 80 - 90 cm per la formazione dell’impalcatura. Nel caso di piante poco lignificate o comunque deboli, è preferibile ribattere l’astone poco sopra il punto d’innesto, scegliendo il miglior germoglio che si sviluppa il quale verrà spuntato al verde per ottenere le branche dell’impalcatura.
Il sesto da adottare è il rettangolo che risponde bene alle esigenze delle forme di allevamento in volume con distanza fra le file di 5 - 6 m, a seconda delle macchine che si intendono adottare per la raccolta, e fra le piante di 4 - 5 m in base al portinnesto, al tipo di terreno e se con irrigazione o meno.
Le esigenze nutrizionali e quindi le concimazioni si possono ritenere abbastanza simili a quelle del pesco per quanto riguarda l’azoto, mentre sono superiori quelle per il potassio ed il fosforo.
La potatura in allevamento deve essere contenuta, per favorire un rapido sviluppo delle piante ed una precoce entrata in produzione.
GESTIONE DEL SUOLO
Il mandorlo allevato in modo intensivo necessita di una corretta gestione del suolo. La non lavorazione del terreno e l’inerbimento tra le file sono le tecniche utilizzate nei mandorleti specializzati: per il primi due o tre anni successivi all’impianto il terreno viene lavorato poi dal terzo anno viene seminata una coltura erbacea o vengono lasciate sviluppare le erbe spontanee. Dopo che le erbe sono andate a seme, a cominciare da luglio, il tappeto erboso viene sfalciato basso per ottenere un manto pulito e libero da residui vegetali, al fine di effettuare la raccolta. Sotto le file si eseguono diserbi in inverno con prodotti residuali e in primavera-estate con erbicidi ad applicazione fogliare quali "Glifosate" o "Glufosinate ammonio".
CONCIMAZIONE
Nei mandorleti specializzati è indispensabile una corretta nutrizione per ottenere alte produzioni; alla concimazione organica d’impianto, generalizzata o localizzata sulla fila o nella buca, si aggiungerà quella minerale che dovrà tener conto delle dotazioni rilevate con le necessarie analisi; in condizioni normali o scarse sono necessarie 100-200 unità/ha di potassio (più elevate nei terreni compatti) e 50-200 unità/ha di fosforo (a seconda della dotazione naturale del suolo). Come per il pesco (vedi il capitolo), la concimazione di produzione deve prevedere: 30-50 unità di azoto in autunno, e altrettante unità durante la primavera-estate distribuite in modo frazionato nel periodo compreso fra la fioritura e l’accrescimento dei frutti evitando apporti in prossimità della maturazione. Gli altri elementi vanno distribuiti per lo più in autunno o con la fertirrigazione. In condizioni normali o scarse di dotazione si preveda: 20-40 Kg/ha di fosforo, 100-200 Kg/ha di potassio, 5-20 Kg/ha di magnesio più microelementi ed in particolare zinco, boro, calcio e ferro.
IRRIGAZIONE
Le esigenze idriche del mandorlo dipendono dalle condizioni pedoclimatiche e dal portinnesto. Volendo tralasciare la coltura tradizionale in secco con l’utilizzo del franco di mandorlo, la mandorlicoltura specializzata prevede altri portinnesti e l’irrigazione mediante sistemi localizzati (goccia, spruzzo, microjet, ecc..) con quantitativi di adacquamento compresi fra i 1500 e 2500 mc/ha per anno.
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DIFESA FITOSANITARIA
La lotta alle avversità deve essere attuata con uso limitato o nullo di insetticidi, favorendo la sopravvivenza degli insetti utili con l’inerbimento controllato, l’uso del "Bacillus thuringiensis" (Dipel) e la distribuzione o il ripopolamento di predatori mediante le pratiche consigliate dalla lotta biologica. I danni causati da ragnetti, cocciniglie, tignole, ed altri insetti, vengono contenuti facilmente a livelli trascurabili (1-5%), anche senza l’uso indiscriminato di pesticidi.
Nel nostro meridione merita particolare attenzione il "Capnodis tenebrionis", coleottero che danneggia i mandorleti in asciutto scavando gallerie nei tronchi; molto temuto nei vivai e nelle nuove piantagioni eseguite con piante provenienti da zone infette. Per la lotta sono state usate con successo reti a forma di imbuto rovesciato da applicare alla base degli alberi in modo da catturare gli adulti ed impedire l’ovodeposizione. Le pratiche irrigue oltre ad aiutare le piante creano un microclima mal tollerato dal "Capnodis". Trattamenti con insetticidi energici alla base delle piante possono dare qualche risultato contro le giovani larve.
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Video SWM Silver vase 175
Video sulla piramide di Cerumbelle
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