Cuccìa (versione pp'allicarisi ‘u piattu) Piatto povero e carico di significato del meridione, riassume in se gli antichi riti propiziatori precristiani, si suole offrire una scodella di cuccìa ai vicini di casa e ai parenti; se ne sparge nelle stalle, sui davanzali e sui tetti perché tutti gli animali se ne possono cibare,il suo carattere religioso e di offerta e sin troppo palese.
La ricetta proposta è un’appetitosa variante “marinara” della cuccia siciliana. Mettete in ammollo, la sera precedente, il grano o possibilmente il “Farro”; l'indomani, dopo averlo ben immerso in acqua corrente del rubinetto, asciugatelo con uno strofinaccio. Nel frattempo, messo sul fuoco un tegame con dentro dell'olio d'oliva, rosolate una cipolla tritata finemente e appena notate che comincia a dorare versate il grano o il farro, rigirandolo con la spatola di legno, cui farete seguire subito dopo il brodo che avete ricavato dalla cottura di pesci vari, quali opi, cipudazzi, scorfani, pisci cavaleri e jriuli nonché una aragostina possibile ovata. Si badi bene, solo il brodo e non il pesce, dovrà essere versato nel tegame dove sta rosolando il grano. Brodo che, oltre a venire filtrato, dovrà poi essere fatto cuocere col grano fino a quando non sarà per tre quarti “asciugato”. Quindi togliete il tegame dal fuoco. Passate poi a spinare i vari pesci che passerete nel “passatutto”, mentre solo per l'aragosta, dopo aver tolto le uova rosse, la sua carne la triterete a pezzi un po' grossi. Quindi prendete il pesce, i granelli delle uova dell'aragosta e la stessa aragosta tritata che amalgherete con il grano dopo avervi aggiunto anche un ciuffo triturato di prezzemolo fresco. A questo punto prendete e spalmate di burro una pirofila, versate il contenuto della casseruola, pressate il tutto dopo aver cosparso dei fiocchetti di burro e, infine, mettete nel forno. A mezza cottura, quando comincia a dorare, spruzzate sopra la cuccìa del buon vino bianco secco siciliano. A cottura ultimata, uscite dal forno la pirofila e servite dalla stessa. |