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Mi hanno chiesto di scrivere di slot cars, in altre parole le macchinine elettriche, si, esattamente quelle automobiline con cui tutti, e dico tutti i maschietti di casa e anche moltissime femminucce, alle volte soltanto curiose, almeno una volta nella loro vita, a casa propria o da amici, hanno giocato. Perdo l’origine e la memoria della prima volta che ho guidato una slot car, di sicuro non la chiamavo cosi, per me era soltanto la pista elettrica.
Il momento più bello in cui venni a contatto con la pista, fu una volta che mio zio Marco e un suo socio, Franco, la montarono nel bel mezzo del laboratorio, in cui lavoravano insieme, nel centro storico di Palermo. L’avevano avuta da un altro zio (Natale grande appassionato d’auto da corsa, modellista autocostruttore di modellini statici di varia natura), cosi giusto per vedere come fosse fatta, la montarono per provare se funzionasse ancora, montarono il tracciato, collegarono tutti i cavi ed i pulsanti, e visto cha c’erano, testarono le auto. Miracolo! Le auto nonostante gli anni di sepoltura nella loro scatola in fondo ad un buio scantinato funzionavano ancora. La pista era una POLICAR del 1954 e le auto, una REVEL CHAPARAL e una MONOGRAM PORSCHE CARRERA. Nacque cosi una sfida interminabile e per quel pomeriggio, al laboratorio di pellicceria non lavorò più nessuno, neanche zio Tano che per niente al mondo avrebbe perso un ora del suo prezioso lavoro, e le sfide si protrassero fino a tarda notte. Che spettacolo inverosimile, vedere due adulti seri e posati prendersi in giro e provocarsi in interminabili inseguimenti lungo il breve tracciato della pista. In quegli anni le radioline erano armadi a valvole e la televisione trasmetteva in bianco e nero solo su due reti e quella pista, con le sue macchinine colorate e le miniature dei trofei, dava davvero l’illusione di seguire una vero gran premio. Mi hanno chiesto di parlarvi di slot cars, ma non mi sento davvero la persona più esperta per farlo, visto che non sono un vero fanatico del genere e vi sono individui sparsi per tutto il mondo che rasentano l’essoterismo tecnologico, basti digitare su qualsiasi motore di ricerca la parola slot car per farsi un idea della dimensione del fenomeno. Esistono varie categorie e campionati, dal torneo della parrocchia, dove ti può capitare di vedere don Salvatore, con pulsantino in mano, segnarsi la croce e ringraziare la Madonna in piena crisi mistica per avere vinto la sua gara, a veri e propri campionati regionali, nazionali e anche mondiale dove serissimi piloti d’ogni età si sfidano fino l’ultima curva con i loro iper tecnologici pulsanti dotati di freni ad inversione di polarità, controlli d’antispin e tutte quelle diavolerie che l’elettronica ci ha donato. Ma è davvero un gioco? Molti pensano sia una cosa poco seria un inutile perdita di tempo. Io non sono uno psicologo e neppure una persona molto seria eppure vi posso garantire che il tempo che ho speso, in questa che definirei passione, mi è tornato utile. Non sarà l’ombelico del mondo, né lo zen e l’arte dello slot, non credo neppure che viaggiare in un circuito chiuso sia ipnotico o non abbia mai creato crisi epilettiche a qualcuno. Molto più ipnotico è correre una gara con auto virtuali, in un simulatore al computer e quando sono trascorse quattro ore, guidando un auto inesistente, contro piloti anch’essi virtuali, distanti centinaia di chilometri che conosci e incontrerai mai, allora, nel momento in cui chiuderai la connessione internet e spegnerai il computer, cosa ti sarà rimasto? UN FORTE MAL DI TESTA E GLI OCCHI A PAMPINA. La gara in pista invece fa nascere molte cose: scambio d’informazioni, relazioni sociali, crescita individuale, astrazione, fantasia, competizione, tendenza a migliorarsi, reattività, concentrazione. E anche se sei un cazzone e non lo ammetteresti mai, l’indomani ti chiama un amico e ti chiede: Ti andrebbe di buttare giù una pagina sulle slot, che te la pubblico sul sito? E anche se non avete scoperto la penicillina è sempre una bella soddisfazione, considerando che per cambiare una lampadina la settimana prima avevate chiamato l’elettricista, poter dire: “Questo lo ho fatto io” portando in pista la macchinina elettrica da voi costruita, gareggiarvi e divertendovi e facendovi strapazzare dal vostro figlioletto che non sapendone assolutamente nulla è un gran manico. Cosi come tutti i giochi più belli della mia infanzia che non costavano nulla, come il nascondino, muffa 21, salta cavallina, carrozzoni, solo qualche sbucciatura sulle ginocchia; poco costoso è anche questo passatempo perché si può correre un intera stagione comprando macchina, pulsante e treni di gomme spendendo meno di un centinaio d’euro. Molto meno di un completino da tennis. Assicuriamo che è un gioco da adulti, ma adatto a tutti i bambini di qualsiasi età che riescono a tenere un pulsante in mano. Dato che non vendo niente, personalmente se non vi ho convinto mi sta bene lo stesso, visto che meno siamo meglio stiamo. Se invece volete venire a vedere, a provare, perché siete testardi, curiosi, non vi fate i fatti vostri mai. Se dovete provare anche questa, perché ”Le ho provate tutte e anche questa con le altre”! Lasciatemi andare non mi trattenete! Se siete di quelli che: ”Tesoro ti prometto che non faccio tardi” Se siete troppo seri e queste cose non fanno per voi. Ci vediamo al solito posto dalle 14,30 in poi. Il giorno? La domenica. |