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La storia della SWM, (Speedy Working Motors) nasce all’inizio degli anni settanta dall’incontro di Sironi, un imprenditore lombardo e, Vergani, tecnico e pilota della Gilera che danno origine al marchio, prevalentemente impegnato nella costruzione di motocicli per il motocross, la regolarità ed in seguito per il trial, e che per più di un decennio è stato il maggior rappresentante dell’Italia nelle competizioni internazionali.
La moto che abbiamo provato, proprietà di un noto collezionista siciliano, è una 175 Silver Vase del primo lotto, infatti, pur montando il nuovo telaio al cromo, e l’innovativo e moderno motore Sachs a sette rapporti, sul telaio porta impresa la sigla SD ( Six Days ), si distingue in oltre dalla successiva produzione per avere il vecchio faro tondo e non il nuovo e più moderno porta faro in materiale plastico dal disegno quasi futuristico per l’epoca. Nata dall’esperienza maturata sui campi di gara, è equipaggiata con dotazione di provata qualità, al reparto sospensioni troviamo di serie sui modelli ES, l’ottima forcella Marzocchi ZTI con escursione di 210 mm, al posteriore, sempre della stessa casa una coppia d’AG 2, regolabili nel carico della molla, che consentono un’escursione di 200 mm alla ruota, impianto elettrico a sei volta dotato d’accensione elettronica Motoplat, che per il mercato tedesco era potenziato con batteria e segnatori di direzione. Alle ruote troviamo mozzi conici Grimeca con freni a tamburo da 140 mm, cerchi Akront e coperture Pirelli Campeonato Espanol Sevilla da 3,50-21 all’anteriore e 4,50-18 al posteriore. Dalla prova di questa moto, sono emerse le qualità di una macchina progettata espressamente per affrontare le competizioni più dure, dotata del motore Sachs a sette rapporti nella cilindrata di 175 cmc, che pur conservando l’erogazione della potenza spostata verso l’alto, caratteristica di questi motori, ha dimostrato buone doti di tiro con il motore sotto coppia, questo, anche in virtù della sostituzione del carburatore originale un Bing tipo 2, con diffusore da 34 mm e freno 1001 con ciclo dell’aria meccanico, con un Dell’Orto PHBE anch’esso da 34 mm, che ha reso più trattabile la moto su tutta la curva di potenza, altrettanto buono il funzionamento del cambio notevolmente migliorato nell’efficienza degli innesti, rispetto il precedente con innesto a crocetta. Buono anche il comportamento della ciclistica che si è dimostrata sempre all’altezza di tutte le situazioni incontrate, con le sospensioni Marzocchi, che hanno divorato qualsiasi ostacolo incontrato. Eccellente l’aderenza, dimostrata dalle gomme, nonostante fossero ancora le Campeonato Espanol Sevilla dell’epoca. Unico appunto da fare ai freni, per i quali si sente tutto il peso degli anni passati in termini di sviluppo, e che richiedono in periodo d’assuefazione del pilota, soprattutto se abituato ai moderni caccia dotati da freni a retro razzi. Una splendida moto nata e sviluppata per le gare e non per niente porta il nome della gara più massacrante, per uomini e mezzi, di tutti i tempi. |