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L’attività estrattiva dello zolfo ha segnato in maniera indelebile gli ultimi due secoli della storia sociale ed economica della Sicilia centro-meridionale. Questo importante aspetto dell’economia siciliana ha raggiunto il momento di massima espansione attorno al passaggio tra il 1800 ed il 1900; in particolare, nel 1901 risultavano occupati nel settore 38.922 individui, mentre nel 1905 in Sicilia si estrassero 536.782 tonnellate di zolfo, pari al 90% di tutta la produzione mondiale. Questo prima che il fenomeno fosse colpito da una crisi irreversibile, che ha determinato contestualmente la cessazione di ogni attività lavorativa e l’abbandono traumatico di un patrimonio ingente, i cui “segni” persistono ancora oggi, riconoscibili nelle strutture obsolete degli impianti dei bacini minerari, splendidi esempi di archeologia industriale sul territorio.
Le zolfare, però, non furono solo un elemento di sostentamento per le popolazione e di arricchimento per i proprietari, ma anche, disgraziatamente, causa di sofferenze, tragedie e lutti. L’estrazione dello zolfo dalle viscere della terra ed il suo trasporto per la fusione, prima nelle calcarelle e successivamente nei calcaroni e, dopo il 1859, nei forni Gill, fu possibile solo grazie al lavoro massacrante e disumano di uomini e, ancor di più ragazzi, i cosidetti “carusi”, che cominciarono a lavorare in miniera fin dalla più tenera età. E’ stato quantificato che ogni “carusu” percorreva l’equivalente di 22,5 chilometri con gli “stirratura” carichi e altrettanti con gli “stirratura” vuoti, oltre al tragitto di andata e ritorno dal paese alla zolfara. I “carusi” partivano all’alba e tornavano con il buio, restando sepolti vivi per tutto il giorno, a decine e decine di metri dalla luce. Lo sfruttamento della manodopera e l’assenza di garanzie agli anziani furono fenomeni che produssero grave disagio sociale e giustificati fermenti sindacali. Nel 1903, a Caltanissetta, 5.000 zolfatai scesero in sciopero per chiedere il riconoscimento giuridico della “Lega degli zolfatai”, quale istituto di rappresentanza dei lavoratori. La scoperta dello zolfo in Sicilia risale ad epoche remote. Tuttavia, si può affermare con certezza che lo sfruttamento economico abbia avuto inizio tra 1580 e il1600. Infatti, a quell’epoca, le borgate vicine alle aree interessate dal fenomeno “zolfo”, nel giro di pochissimo tempo, si trasformarono in veri e propri paesi, a causa dell’arrivo di manodopera dalle campagne. E’ a partire dal ‘700 che comincia a configurarsi l’attività produttiva connessa all’estrazione dello zolfo. In questo periodo il minerale viene utilizzato essenzialmente per la fabbricazione della polvere pirica e per la preparazione degli zolfarelli. L’industria solfifera siciliana nacque e si sviluppò in diretto collegamento con la moderna industria chimica europea, che, con le scoperte del grande chimico Lavoisier, incrementò notevolmente la domanda di zolfo, tanto che, all’inizio del XIX secolo, da una richiesta di poche migliaia di tonnellate si passò a milioni di tonnellate nel giro di pochi decenni. La situazione mutò nella seconda metà dell’Ottocento, quando la richiesta di zolfo andò aumentando, per l’estendersi dell’uso dell’acido solforico e del consumo di polvere pirica. L’industria chimica europea e quella americana e giapponese, in quel preciso periodo storico, dipenderono esclusivamente dallo zolfo siciliano. L’inizio del secolo XX segnò il momento più felice dell’industria solfifera siciliana. Fino al 1904 la Sicilia ebbe il monopolio naturale dello zolfo, contribuendo alla produzione mondiale per il 91%. Quando, nel 1906, venne scoperto un grosso giacimento di zolfo, in Luisiana e nel Texas, negli Stati Uniti, e applicato un nuovo metodo di fusione, denominato Frasch, dal nome del chimico tedesco Hermann Frasch, con il quale il minerale veniva estratto attraverso la perforazione del suolo e contemporaneamente fuso per mezzo del vapore, con una purezza del 99,5 %, la concorrenza crebbe enormemente, togliendo alla Sicilia il monopolio da sempre detenuto e facendo scivolare il settore in una crisi che, di fatto, fu irreversibile. |