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A largo di capo Passero a circa 8 miglia marine, a 50 metri di profondità giace il relitto di un sottomarino italiano il Sebastiano Veniero, il suo ritrovamento nel 1993 fu opera del primatista mondiale Enzo Majorca che incuriosito dai racconti del comandante Santoro che all’epoca dei fatti era secondo sulla “Capena” la motonave che ne causò l’affondamento, dei pescatori che perdevano le reti su un relitto sconosciuto e di un inglese certo Johnny detto tuppetto ex marinaio della Royal Navy, decise di investigare.
Il Sebastiano Veniero giace su un fondo sabbioso, avvolto dalle reti dei pescatori e ricoperto da un giardino di flora marina, in posizione di navigazione leggermente adagiato a dritta, in una eterna virata, con i boccaporti aperti dai quali è visibile l’interno con ciò che resta dell’equipaggiamento e dei miseri corpi dei guerrieri, verso poppa sulla coperta è ancora in posizione il cannone da 100/47, più in dietro sono presenti numerosi squarci e una sola delle due eliche. Il Sebastiano Veniero era un sommergibile della classe Barbarigo, costruito nei cantieri FIAT di San Giorgio, Spezia impostato il 27/10/1915, varato il 7/07/1918 e entrato in servizio il 29/04/1919, era uno di quattro unità, progettati dall’ing. Laurenti e dal g.n. Cavallini, avevano una lunghezza di 67,00 m, larghezza di 5,90 m ed immersione di 3,81 m, erano dotati di due motori Diesel FIAT da 2600 Cv per la navigazione in superficie che gli permettevano di raggiungere velocità massima di 16,8 nodi in emersione, con un autonomia di 1850 miglia a 9,3 nodi, e da due motori elettrici Ansaldo da 1300 kw che gli consentivano la velocità massima di 9,3 nodi e un autonomia massima di 160 miglia a 1,6 nodi, erano mezzi innovativi spinti da propulsori di enorme potenza, sui quali si era puntato sulle capacità di manovra e sulla velocità tanto in emersione quando in immersione. Era il 24 agosto del 1925, si preparava una grande esercitazione militare che al cospetto delle massime cariche dello stato maggiore del re d’Italia e di Mussolini, vedeva il massiccio impiego di navi, sommergibili e dei reparti m.a.s., un giorno qualunque di un’estate come tante altre, il Sebastiano Veniero, salpava dalla base della Maddalena in Sardegna per recarsi nel canale di Sicilia, raggiungere la posizione assegnatagli, tra il parallelo di Murro di Porco e quello di Capo Passero e disporsi in stato di agguato. Durante la notte il tempo andò peggiorando e l’indomani il mare era agitato, le operazioni continuarono per tutta la mattina fino alle 13,45 quando venne emanato l’ordine di cessazione delle ostilità ed il successivo rientro delle navi ad Augusta e dei sottomarini e dei m.a.s. a Siracusa, il termine ultimo di rientro, in caso di mancata ricezione ordini era fissato per la sera del 28 ma il Veniero non fece più rientro, si avviarono le ricerche e nei giorni successivi gli idrovolanti individuarono bolle d’aria e presenza di olio e nafta nelle acque a largo del faro di Porto Palo. La commissione di inchiesta che indagò sull’accaduto ricostruì i tragici fatti accaduti e ne dichiarò ufficialmente la perdita, imputando la mercantile “Capena” dello speronamento accidentale del S.Veniero che si inabissò con tutto il suo equipaggio. Avvolti nel loro sudario di bronzo e acciaio, orribilmente uccisi dal fato, sul fondo di uno splendido mare, riposano: Capitano di Fregata Paolo Vandone Tenente di Vascello Goffredo Cionni Capo Macchine Alberto Lamaro Asp. G.M. Primo Bianchini Asp. S.T. Macch. Rosario Accordi Capo Tim 3^ Cl. Giuseppe Pillo 2° Capo R.T. Adolfo Mascolo Capo Mecc. 1^ Cl. Carmine Maluccio Capo Mecc: 3^ C.l. Giovanni Ghio 2° Capo Mecc. Alberto Savi Capo Torp. E. Enrico Pavone 2° Capo Torp E. Ernesto Negrari 2° Capo Torp. S. Giuseppe Ricca Capo Torp. S. Pasquale De Rosa Sottonocchiere Giuseppe Pecoraio Marinaio Francesco Mancino Marinaio Vittorio Cortiglia Marinaio Giuseppe Bellemo Marinaio Michele di meglio Marinaio Sirio Gualdo Marinaio Alfredo Marconi Marinaio Manlio Trastallo Marinaio Romeo D’Eustachio Marinaio Franco Crismancic Cannoniere S. Pietro Parodi Cannoniere Aldo Di Trapani Allievo Cannoniere Vincenzo Calatto Sotto Capo R.T. Nicola Rotella Sotto Capo Meccanico Giovanni Pailore Sotto Capo Torp. E. Ettore Ponte Sotto Capo Torp. S Walter Cipolloni Sotto Capo Torp. E. Sebastiano Saraceno Sotto Capo Torp. S. Corrado Salomone Sotto Capo Torp S. Umberto Cocchi Torpediniere E. Giuseppe Gallo Torpediniere S. Aldo Colonna Torpediniere S. Antonio Reitano Allievo Torp: E. Luigi Zolli Allievo Torp. E. Lorenzo Piana Allievo Torp. E. Giovanni Generarlo Fuochista Leonardo Amoretti Fuochista Luigi Rolando Fuochista Giacomo Ghigne Allievo Fuochista Giacinto Capellini Allievo Fuochista Orlando Orlandini Allievo Fuochista Adolfo Savio Allievo Fuochista Vittorio Bovolenta Allievo Fuochista Luigi Saracino Così il P.N.F. volle ricordare le vittime “L’anima appassionata d’Italia tutta trepida ancora per la sorte tragica di un manipolo di nostri marinai che come seppe eroicamente ardire seppe cosi stoicamente morire in pace. Il mare che ne conobbe gli ardimenti, le sofferenze le lunghe veglie a noi ignorate e che li rese salvi alla Patria, li rivolle al cimento per chiuderli geloso nella sua tomba infinita. La sfinge dell’ignoto volle avvolgerli di mistero, perché il mistero è sacro e inviolabile. Quel manipolo di argonauti che ebbe il doveroso omaggio di tutti e non ultimo quello floreale, reso poetico e patetico dalla limpida marina e solenne dallo sparo delle salve. Si abbruni la bandiera per cui combatterono come funebre manto con loro si è adagiata nel tragico abisso.” Oggi sarebbe giusto che questa tomba d’acciaio venga rispettata da tutti, magari segnalata da una boa dotata di campana che rifacendosi a una legenda riportata da Attilio Crepas in “Vita segreta dei sommergibili”, che al suo suono si possano dare convegno le ombre degli abissi. “Tanti angeli senza ali” lucas |