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Riemerge il relitto Greco di Gela Stampa E-mail
Verranno riportati alla luce dal fondale argilloso del mare di Gela la chiglia e la ruota di poppa del relitto greco più grande trovato nel Mediterraneo: un'imbarcazione di 21 metri di lunghezza e 6,50 di larghezza, datata intorno al V secolo avanti Cristo, unica nel suo genere per tipologia e stato di conservazione, del tipo "cucito". In relitti riferibili a navi di questo tipo i vari elementi non sembrano uniti fra loro, ma erano in realtà tenuti insieme da legacci, distrutti dalla permanenza sott'acqua, bloccati da caviglie.Queste imbarcazioni sono di cronologia molto varia (dal VI a.C. al III d.C.), ma si rifanno a esempi più antichi. La tecnica delle legature era nota in Egitto, e anche le navi della flotta achea (Iliade 2, 135) erano costruite in questo modo: Omero infatti narra che le navi greche erano in cattive condizioni, perché i legacci che tenevano il fasciame si erano allentati nella lunga permanenza in mare davanti a Troia. Le navi cucite venivano montate in genere secondo la tecnica a guscio.   Il recupero del relitto,verrà effettuato con una lunga "barella" di rete metallica e con i mezzi messi a disposizione dalla Capitaneria di Porto di Gela, completando così la precedente operazione effettuata nell'ottobre del 2003 che riportò a galla la prua. Cinque anni fa furono recuperati coppe, lucerne, crateri attici, ceramiche di fattura greca e persino canestri in fibra vegetale per il trasporto delle merci furono scoperti ritrovamenti di strutture portuali, costituite da muri in mattoni crudi ben conservati, alti quasi 3 metri e dotati di porte e finestre. Era l'emporio arcaico di Bosco Littorio, il luogo dove venivano smistate le merci provenienti dalla Grecia.
 L'insieme delle scoperte a terra e in mare dimostrano come Gela fosse un centro commerciale e di smistamento di primaria importanza tra il VI e il V secolo avanti Cristo. Grazie a questo rinvenimento, infatti, è stato possibile ricostruire la storia del Mediterraneo: dalle numerose anfore chiote, attiche, puniche, lesbie, corinzie di tipo A, massaliote e samie recuperate, si è risalito ai prodotti che venivano smerciati; dai suppellettili di cambusa per l'uso quotidiano dell'equipaggio e dalle carcasse di animali trasportati sono stati tracciati usi e costumi dei marinai; e ancora, dalle preziose statuette lignee, al vaglio degli archeologi della Soprintendenza, è stato possibile ricostruire le peculiarità delle cerimonie di culto in navigazione. La diversità del carico di merce trasportato suggerisce l'ipotesi che la nave dovesse aver toccato durante la rotta porti e approdi che fungevano da punti di smistamento dei prodotti.
L'esame dei reperti ritrovati, permette di identificare nel bacino dell'Egeo il luogo di provenienza della nave, anche se essa toccò poi i porti dell'Attica, il Falero, vista la presenza di materiale a vernice nera e figurato recuperato, e quindi alcuni porti della costa siciliana, come attestano i campioni già analizzati di pietre pertinenti alla zavorra.
 
 

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