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Di seguito a quello realizzato con l’Algeria, un secondo metanodotto unisce l’Africa all’Europa passando per la Sicilia. L'impianto Libia Sicilia. Un fatto straordinario se si pensa che fino a poco tempo fa, cioè fino a prima che si realizzasse il metanodotto algerino, erano in molti ad essere convinti dell’impossibilità che quest’opera di ingegneria marittima fosse poco al disopra dell’utopia. La realizzazione di opere che collegano stabilmente i continenti è ormai realizzabile grazie a sofisticate tecnologie interamente italiane.
La Saipem del gruppo ENI, dopo l’impresa della posa del metanodotto algerino negli abissi del Canale di Sicilia, posa tubi nel fondo marino di ogni parte del mondo e macina primati. Due chilometri e cento metri di profondità nel Mar Nero, un chilometro e cento trenta metri nel Mediterraneo. La costruzione del metanodotto Libia Sicilia ha voluto un investimento di circa sei miliardi di euro e più di un anno di lavori soprattutto in Sicilia, a Trapani e a Gela, per l’assemblaggio dei tubi e la costruzione della centrale di arrivo, per condurre dai giacimenti libici all’Europa otto miliardi di metri cubi l’anno di gas naturale che l’Eni ha già venduto con la formula del take or pay, per un periodo di ventiquattro anni. Ma tutto ciò riguarda anche la Sicilia? Apparentemente sembra di no. Eppure il metanodotto Libia Sicilia apre una grande prospettiva per il futuro dell’Isola .Intanto la rende partecipe realisticamente dell’avvio dell’area di libero scambio che dal 2010 renderà più fluida, libera da balzelli e da imposizioni dirigistiche, la circolazione di beni e di servizi fra i Paesi rivieraschi del Mediterraneo, firmatari della Carta di Barcellona, cui molto presto si aggiungerà , appunto, anche la Libia . Un’area di libero scambio che realizzerà anche uno spazio geopolitico euromediterraneo all’interno del quale , si creerà un mercato dell’energia fondato sui flussi del gas naturale alternativo al mercato dell’idrocarburo liquido . Le notizie che giungono dai mercati di riferimento del barile di petrolio sono sconfortanti e una cosa sola è certa : i prezzi sono ingovernabili, preda di movimenti speculativi che vanno a cavallo a qualsiasi evento, dagli uragani al terrorismo, dalle rivolte tribali alla sete di energia dei Paesi che si accingono a intraprendere l’avventura dell’industrializzazione, come la Cina e l’India . Solo una proposta alternativo può tagliare le gambe alla speculazione che ormai galoppa come un cavallo impazzito. La soluzione può realisticamente essere, la creazione di un mercato unico del gas naturale, fra i Paesi del Mediterraneo che potrà sostituire il combustibile liquido nelle centrali elettriche, oggi divoratrici in gran parte di petrolio e di carbone . La Sicilia per non restare fuori deve proporsi come protagonista, con autorevolezza , un capitale quest’ultimo che purtroppo, per note vicissitudini, si stenta a ricostituire; così come l’Algeria. E la Libia., non un OPEC del Mediterraneo ma un accordo di scambi socio economici fra Paesi stretti da legami di amicizia in cui la Sicilia torni ad assumere il suo tradizionale ruolo di crogiolo interculturale e politico al centro del “Mare Nostrum” . |