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La follia nucleare |
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Evviva.... anche in Sicilia avremo la nostra prima centrale nucleare! Energia pulita ed a basso costo per i computer, le macchine elettriche, i nostri robot e tutto ciò che migliorerà la vita nelle nostre case future e tecnologiche. Sembra uno slogan pubblicitario per promuovere ed incentivare un maggiore uso della corrente elettrica e cosa c’è di meglio a una bella centrale nucleare parcheggiata dietro i giardinetti pubblici?
Energia forse pulita, ma a quale costo per l’ambiente e per l’intero micro clima di un comparto geografico a causa dell’elevata quantità di calore generato da una centrale nucleare, in considerazione del fatto che l’energia elettrica è solo un sotto prodotto della scissione dell’atomo; reazione che genera un drastico aumento della temperatura nel nocciolo, estremamente instabile e nei casi critici irreversibile, come ha dimostrato l’incidente del 26 aprile del 1986 avvenuto a Chernobyl dove in poco più di ventiquattro ore, le cronache ufficiali dicono, per una catena di errori umani, la potenza del reattore numero quattro prima fu ridotta a 700 mw per consentire l’esecuzione di un esperimento per poi essere portata ad appena 30 mw, mettendo il reattore in una condizione di massima instabilità ed in fine, venne assestato il colpo di grazia al sistema, chiudendo le valvole di emergenza verso la turbina, da questo momento in appena 40 secondi, seguendo un copione drammatico, la reattività del nocciolo cominciò a crescere, le barre di controllo non riuscirono più a contenerne l’aumento, la temperatura del reattore crebbe in maniera irreversibile e raggiungendo la potenza di100.000 mw esplose, ( una centrale nucleare, una volta messa in moto non la spegni più). L’esplosione distrusse le mura ed il tetto dell’edificio, e solo dopo sette mesi si riuscì a completare il sarcofago di cemento armato attorno alle 180 tonnellate di uranio presenti nei resti del reattore ma la catastrofe vera fu dovuta all’emissione di radio nuclidi che crebbe per un mese per poi ridursi gradualmente man mano che il sarcofago veniva completato. Questo è stato il più grave degli incidenti nella storia del nucleare e secondo alcuni studi furono riversati nell’ambiente circa 50 milioni di Curie di Xeno, 7 milioni di Curie di Iodio131, un milione di Curie di Cesio134 e 137 e una quantità imprecisata di altri elementi. Esplosione che tutto il mondo ma sopratutto tutta l’Europa non dimenticherà mai, con le drammatiche conseguenze a carico della popolazione della Bielorussia maggiormente esposta alla contaminazione che oggi è costretta a fare i conti con l’aumento dei tumori ossei, tiroidei, polmonari, delle leucemie, delle malformazioni neonatali, senza una sicura stima sul numero dei decessi, con da un lato i dati confortanti divulgati dall’OMS e dall’altro i più veritieri ed allarmanti dati di Greenpeace, ed all’impatto su tutto l’ecosistema, con la trasformazione dei luoghi limitrofi alla centrale in una foresta delle meraviglie, o delle mostruosità, a causa delle mutazioni che la flora e la fauna del posto sta sviluppando a causa dell’esposizione al fall-out nucleare, foresta dall’inquietante silenzio dove gli uccelli non hanno fatto ancora ritorno. Energia sporca, capace di mettere in circolazione elementi che lasciati nelle viscere della terra non creano problemi ma se arricchiti ed esposti all’aria qualche serio problema lo possono creare. Elementi radioattivi che penetrando all’interno del’organismo producono una grande energia che colpisce tutti i tessuti, muscolari, nervosi, epatici, renali, cartilaginei, ossei, tessuti che se esposti all’effetto delle radiazioni ionizzanti subiscono danni irreversibili. Basta pensare che, ragionando in termini di esperimento di laboratorio, l’esposizione ad una fonte di energia elevata, anche se per pochi minuti è mortale per il cinquanta per cento degli individui contaminati in diretta proporzione all’entità del danno subito dal midollo osseo, nel caso l’esposizione avvenisse in tempi più lunghi a fonti più deboli il decesso arriverebbe nel giro di qualche mese ma in ogni caso la vita media risulterebbe molto accorciata. La varietà di patologie derivanti all’esposizione a fonti radioattive varia in funzione della diversità dei contaminanti e della densità degli organi interni che a loro volta reagiscono in maniera diversa, si riporteranno danni alla tiroide se contaminati da IODIO 131, alla milza con il POLONIO 210, ai reni col RUTENIO 106 alle ovaie con IODIO 131, COBALTO 60, CRIPTO 85, RUTENIO 106, ZINCO 65, BARIO 150, POTASSIO 42, CESIO 137, PLLUTONIO 239, danni a carico dei muscoli con POTASSIO 42 e CESIO 137, ai polmoni con RADON 222, elementi con periodo di dimezzamento molto variabile, dagli 8 giorni dello IODIO 131 ai 24.000 anni del PLUTONIO, ciò vuole dire che in un ambiente altamente contaminato l’uomo non potrà più vivere. Energia sporca a causa dei problemi rappresentati dallo smaltimento e stoccaggio delle scorie radioattive, è esemplare l’esperienza pubblicamente dichiarata in Germania, taciuta in altri paesi, dove a causa dell’innalzamento del livello di falda in una miniera di Sali potassici, utilizzata come deposito per scorie, si è avviato l’inevitabile processo di corrosione dei contenitori, con la conseguente contaminazione delle falde idriche ed il raggiungimento della popolazione che potrà cosi assimilare anche grandi quantità di radionuclidi per ingestione di acqua e cibi contaminati. In oltre non sarà molto rassicurante vivere in prossimità di una centrale nucleare con una scorta di iodio nella borsetta da assumere in caso di disastro nucleare per saturare la tiroide e non assimilare il mortale IODIO 131. Sarebbe in oltre una follia andare a costruire una centrale nucleare in Sicilia, un isola con una serie di vulcani attivi posta sulla linea di frattura che separa le placche tettoniche africana ed europea, storicamente flagellata da terremoti di alto grado sismico e che con cadenza quasi cinquantennale hanno flagellato tutto il territorio. Altra cosa che ci fa molto riflettere è data dal fatto che in Sicilia sono stati investiti ingenti capitali per la costruzione di impianti di produzione di energia da fotovoltaico ed eolico, che potrebbero garantire produzione sufficiente al fabbisogno non solo regionale, e che se impiegati nell’ottica della riconversione dell’isola verso un economia turistica, potrebbero collaborare positivamente ad un recupero dell’ambiente permettendo lo smantellamento le centrali termo elettriche ancora operanti sul territorio. lucas |
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