|
Il ponte sullo stretto di Messina fa discutere, e i pareri sono molti, da quelli che affermano che il progetto è in aperta Violazione della normativa in tema di tutela dell’ambiente, con gravi carenze nella Valutazione di impatto ambientale e nella normativa sui lavori pubblici, a quelli che lo pongono come pietra miliare per l’integrazione reale e fisica di tutti i territori del paese. Ma che cosa è questo ponte, come sarà realizzato e qual è la sua storia ?
Il costo previsto per la realizzazione dell'opera, dovrebbe aggirarsi sui 6,3 miliardi di euro con il coinvolgimento di capitali privati per il 60% del costo. Sarà lungo 3.690 metri ma l'intero manufatto raggiungerà i 5.070 metri. La campata centrale sarà di 3.360 metri. A sorreggerla ci saranno quattro cavi di dimensioni gigantesche (diametro di 132 centimetri) che avranno il compito di ancorare la sede stradale alle torri, alte ciascuna 380 metri. La campata sarà sospesa a 64 metri dal mare e sarà larga 61 metri, così da consentire sei corsie stradali, più due di emergenza, e quattro binari ferroviari (due sono solo di servizio). Ma non basta. Il ponte richiederebbe anche altri interventi: la costruzione di 27 chilometri di collegamenti stradali e di 35 chilometri di ferrovie con una stazione passante per Messina. In testa e in coda al ponte vero e proprio vi saranno poi due piazzali con 9 piste sui due lati: serviranno a pagare il biglietto per attraversare il ponte, necessario per rendere remunerativo l'investimento dei privati. La storia della realizzazione di di quest’opera si perde nella notte dei tempi. I primi tentativi documentati di unire l’isola alla penisola risalgono alle guerre puniche: Plinio il Vecchio (nel 251 a.C.) narra della costruzione, voluta dal console Cecilio Metello, di un ponte fatto di barche e botti per trasbordare dalla Sicilia 140 elefanti catturati ai cartaginesi. Anche Carlo Magno, colpito dalla vicinanza fra le due terre, pensò che era possibile in qualche modo collegarle, ma alla sua morte il progetto svanì, come del resto il suo impero. Dobbiamo attendere fino all’XI secolo per ritrovare un altro temerario che sfidi Scilla e Cariddi. Roberto il Guiscardo, fratello di Ruggero Altavilla, conquistatore normanno, avrebbe iniziato la costruzione di un ponte, ma con la sua morte nel 1085, i lavori furono abbandonati. Ci ritenta Ruggero II, Re di Sicilia dal 1140, ma la sua iniziativa si limita soltanto a delle perlustrazioni fatte fare a dei palombari per verificare se era effettiva¬mente possibile costruire un collegamento stabile. Finita l’era dei grandi imperatori la penisola ha avuto altri grilli per la testa e quindi non c’è stato troppo tempo da dedicare alle grandi opere. Fatta l’Italia politicamente, c’è stato chi ha tentato di unirla anche in senso fisico. Nel 1866, pochi anni dopo l’Unità, il ministro dei trasporti, conte Stefano Jacini, incarica l’ingegnere Alfredo Cottrau di verificare la fattibilità di un ponte metallico, ma niente da fare. Quattro anni dopo, Carlo Navone, nella sua tesi presso la scuola d’applicazione per ingegneri di Torino, propone un attraversamento ferroviario sottomarino tra Villa San Giovanni e Ganzirri, ma anche questa volta niente da fare. Nell’attesa di riuscire a realizzare una qualche sorta d’attraversamento stabile, furono messi in funzione i ferryboat, più comunemente conosciuti come “ferrabbuotti” (adattamento siciliano del termine inglese). Il 1 novembre 1899 un traghetto a carbone per il collegamento del traffico tra la rete ferroviaria del continente e quella dell’isola, solcava per la prima volta lo stretto. Nel 1906 veniva traghettato il primo espresso Berlino-Palermo (l’ante litteram del comunitario “Corridoio Uno” programmato dalla Ten, rete di trasporti transeuropea) L’iniziativa ebbe il suo successo, infatti, tutt’oggi il collegamento ferroviario e gommato è possibile solo grazie al servizio di traghettamento pubblico e privato. Nel dicembre del 1908, com’è tristemente noto, vi fu il terremoto che rase praticamente al suolo sia Messina sia Reggio Calabria. Nei duri anni della ricostruzione l’idea del ponte fu quasi del tutto accantonata per essere riproposta, carica d’orgoglio italico, in pieno ventennio. Nel 1934 il generale del genio navale, Antonio Calabretta, presenta un progetto di ponte tra Punta Faro e Punta Pezzo; l’anno successivo il comandante Filippo Corridoni suggerisce invece la posa di un enorme tubo d’acciaio sottomarino per il transito ferroviario e veicolare. Ma neanche i fantasiosi progetti fascisti ottennero risultati. Quest'ultimo progetto, quello della struttura su un'unica campata dovrebbe essere completato entro il 2016. Noi siciliani amiamo la nostra terra, purtroppo ci rendiamo conto di amarla soltanto quando siamo distanti, speriamo che questo ponte attenui le lontananze e che redima nel profondo quello che un grande siciliano ha stigmatizzato come “irredimibile”. Speriamo bene |